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Giovanni Padovani è un senigalliese doc che al cospetto della giovane età – farà 25 anni a novembre – può vantare già un percorso calcistico da veterano, iniziato in Toscana, proseguita poi nei settori giovanili di Ancona, Fano e soprattutto Napoli e nel vivaio partenopeo si guadagna anche la chiamata della nazionale U17 allenata da Zoratto, in cui spiccano i nomi di Romagnoli, Cristante e Petagna. Due anni più che positivi passati all’ombra del Vesuvio per questo centrale di difesa elegante ma dai modi tutt’altro che gentili quando serve, veloce nonostante un fisico imponente (1.86 cm per 82 kg) e bravo ad impostare grazie ad un’ottima tecnica di base.

Doti che non si discutono per uno dei talenti più promettenti del panorama locale e non solo, che a 18 anni viene ingaggiato dalla Sambonifacese (serie D), poi apporda al Gavorrano in C2, ancora serie D, un’esperienza nel campionato di Eccellenza (Folgore Veregra) ed una con il team sammarinese del Cailungo per un totale di 118 presenze (e un gol, realizzato con la casacca della Virtus Bolzano), le ultime delle quali con la maglia della Vastese (serie D), voluto fortemente dal campione del mondo 2006 Marco Amelia. Solo tre gettoni in maglia giallorossa in una stagione maledetta per Giovanni, che sette mesi fa scopre di avere un tumore osseo al pube. Un duro colpo per Giovanni, che già ad inizio anno aveva iniziato ad avvertire che qualcosa a livello di salute non andava.

Facevo esercizi per convivere con una pubalgia che mi portavo dietro da un pò di tempo, ma stavolta erano inefficaci. Potevo dormire anche 12/13 ore di fila, ma ero sempre stanco e poi avevo dolori alla schiena e in altre zone del corpo. Volevo giocare, nonostante tutto, fino a che poi dovetti fermarmi per forza. Quando correvo provavo un male lancinante, in seguito la situazione si aggravò quando anche camminare divenne un problema. Decisi di rescindere il mio contratto. Il dispiacere di lasciare Vasto fu immenso, anche perché si era creato un bel feeling con i tifosi“.

Tornato a casa“, continua nel racconto Padovani, “ci mettemmo subito all’opera per capire cosa c’era realmente che non andava. Ogni esame che si faceva era come un puzzle, che portò alla scioccante verità: un tumore osseo, con una massa di 4 cm! Lì è stata dura, lo ammetto. Sono caduto in depressione, ma ho anche capito il significato della frase ‘il calcio è la cosa più importante delle cose meno importanti’. La salute, e ce ne siamo accorti anche in questo tragico periodo di emergenza sanitaria, è davvero il bene più prezioso che possiamo avere! Oggi, a sette mesi da quella notizia e 3 mesi dopo l’intervento, ho iniziato la riabilitazione. I medici mi hanno dato l’ok per giocare e alla fine, questa partita l’ho vinto io. La mia vittoria piú grande! Da qui, è tutta discesa e il meglio deve ancora venire!“.

Un pensiero su “Calcio: intervista a Giovanni Padovani”
  1. Ciao Giovanni ho capito che sei uno tosto con le idee chiare. Ti auguro il meglio per la tua carriera e per il tuo futuro ti seguirò mi dispiace di non averti avuto come calciatore ma ti ho come amico

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