ambulanza

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Ciao a tutti i lettori. Mi chiamo Marco e sono un giocatore di calcio della Maroso Mondolfo, serie B aziendale del torneo UISP. In questo momento sto scrivendo da un letto dell’ospedale di torrette di Ancona, precisamente dal reparto di Chirurgia Maxillo-Facciale.

Quella che vorrei raccontare è la disavventura che sto vivendo, cominciata dalla partita di campionato giocata sabato 16 maggio a Ponte Rio, che vedeva impegnata la mia squadra contro il San Silvestro.
La gara, come la maggior parte delle partite di serie B che ho giocato, era molto combattuta, anche se le squadre sapevano bene che in ballo non c’era poi più di tanto, dato che era la penultima partita di campionato e la classifica era ormai bella e decisa.

Il San Silvestro passa in vantaggio nel primo tempo, a 5 minuti dalla fine la Maroso Mondolfo pareggia i conti e comincia a spingere per cercare il vantaggio e portare a casa i tre punti, ma il San Silvestro non si arrende e lotta su ogni pallone tenendo fieramente testa agli avversari.
“Bhè!?”, penserete, “sino a qui niente di eclatante, una partita come se ne vedono tante”. Calci, calcetti, contrasti duri, tutti coloro che hanno giocato sanno che queste cose fanno parte di questo mondo, ma quello che mi è successo va ben al di là del calcio, anzi, accostare la cosa che sto per raccontarvi al mondo del calcio potrebbe anche sembrare un’eresia e infatti non lo farò.

Mancavano pochi minuti alla fine della partita e come ho detto poc’anzi, avevamo appena pareggiato. Le ultime fasi della partita erano concitate e un mio compagno ad un certo punto si è trovato a terra dopo un duro contrasto nel quale aveva preso una ginocchiata in pieno petto. Il gioco era stato fermato per permettere ai ragazzi in panchina di entrare a soccorrerlo. L’arbitro mi dava le spalle e la sua attenzione era rivolta a Cristian – questo il nome del ragazzo – a terra dolorante.

Io non ero vicino all’azione, mi trovavo nella fascia opposta, dove avevo appena avuto un contrasto di gioco con il terzino del San Silvestro. Il clima della partita era abbastanza nervoso ed io mi stavo incamminando verso Cristian per assicurarmi anch’io delle sue condizioni fisiche.

A questo punto, mi accorgo con la coda dell’occhio che il terzino del San Silvestro comincia a seguirmi, ma che non stava prestando attenzione all’accaduto: mi stava fissando e veniva verso di me. Mi sono sentito a disagio nel continuare a dargli le spalle e mi sono girato… e pochi secondi dopo mi sono ritrovato con la bocca sanguinante a correre verso l’arbitro per chiedergli di prendere provvedimenti ed espellere il giocatore.

Non mi ero ancora reso conto del danno provocatomi dal pugno in viso di questa persona. Una doppia frattura della mandibola con conseguente spostamento della dentatura. Ho usato volutamente la parola persona perché chiamarlo “uomo” non sarebbe corretto.

Un uomo non si comporta in questo modo. La partita – per la cronaca- è finita poco dopo.

Ho deciso di scrivere quest’articolo per far sapere a coloro che lo leggeranno, che dovrò operarmi e l’operazione comprenderà l’innesto di viti in titanio che rimarranno nella mia bocca finché avrò vita. Oltre a questo c’è il rischio che io perda sensibilità al viso, perché purtroppo le fratture si trovano pericolosamente vicino ad alcuni nervi facciali e, oltre a questo, mi sto cibando da allora con una cannuccia dalla quale assumo solo cibi liquidi e sarà cosi anche per 3 settimane dopo l’operazione.

Il calcio è un gioco e tale deve rimanere, non dovrebbe più succedere che una persona esce di casa per andare a giocare e si ritrova in ospedale aspettando un’operazione chirurgica, questo non è calcio e anche se è successo durante una partita mi sento di dire che l’accaduto non c’entra assolutamente niente col calcio. E’ stato un gesto gratuito, assolutamente voluto e cercato con il solo scopo di colpire per fare male; da parte mia, non ho neanche alzato le mani per tentare una difesa perché mai e dico mai, avrei immaginato una cosa del genere.

Questo è quello che penso e non poteri pensare altro dato che la persona che ha commesso questo gesto non si è ancora fatta viva, neanche per chiedere scusa o solamente per sentire come sto. Questo non è un uomo. Alla fine di ogni partita ci si dà la mano sempre, perché si è avversari, non nemici, e finiti i 90 minuti le botte date e ricevute dovrebbero rimanere all’interno del rettangolo di gioco, ma purtroppo questa è una disavventura che porterò con me per il resto della vita.

Per concludere vorrei dire le ultime due cose. La prima è che, se un giorno, giocando una partita di calcio vi capiterà di essere nervosi, magari per colpa di un avversario fastidioso, pensateci bene prima di fare qualsiasi cosa perché sicuramente non ne varrebbe la pena: un calcio negli stinchi non fa danni, un pugno in faccia sì.

La seconda e ultima cosa è che, come avrete notato, ho preferito non fare il nome di questa persona e ho espressamente chiesto al giornalista che pubblicherà quest’articolo di non farlo. Io non posso sapere cosa sia gli sia passato per la testa per portarlo a compiere un simile gesto, non posso saperlo perché non ho mai parlato con lui. E anche se in questi ultimi giorni, potrete provare a immaginare cosa stia passando per la testa a me, la rabbia che sto provando, la frustrazione di dover saltare gli esami di un semestre universitario, non poter disputare quelli che sarebbero stati i miei primi play-off e altre cose che per colpa di questa vicenda non potrò fare, ho scelto di essere UOMO, io sì, e non fare nomi.
Aspetto ancora un tuo messaggio, se vuoi contattarmi sono sicuro che saprai come farlo.

da Marco della Maroso-Mondolfo. 20/5/15 Torrette d’Ancona

2 pensiero su “Calcio Uisp: prende un pugno e finisce all’ospedale con la mandibola rotta”
  1. Sono senza parole! È ora che questo sport si cominci a vivere nella giusta maniera, sia in campo che fuori, non è possibile che solo nel calcio si sentano queste cose, basta pensare che il campo di gioco sia una sorta di “zona franca” dove tutti sono legittimati a dire e fare ciò che cavolo gli si pare.
    Chi non ha voglia di rispettare arbitri e avversari (giocatori o tifosi che siano) è molto meglio che stia distante da questo sport, magari ce ne sono di più adatti per le loro “necessità”!!!
    IN BOCCA AL LUPO MARCO

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